TECNICHE VIBRAZIONALI

Con le Tecniche Vibrazionali ideate dal filosofo e ricercatore Baba Bedi XVI, si possono trattare diversi problemi fisici di natura psicosomatica.

Sono tecniche olistiche, poiché tengono conto di tutti gli aspetti dell’uomo: corpo, mente, anima e spirito e ben si adattano anche in concomitanza o come supporto ad altre cure o terapie.
A eccezione dei disturbi provocati da incidenti, alimentazione errata o malnutrizione, oppure legati all’invecchiamento dell’individuo, le Tecniche Vibrazionali apportano un valido contributo al benessere psicofisico di tutte le persone che ne sentono la necessità.

Le Tecniche Vibrazionali hanno come scopo la cura delle malattie psicosomatiche, ovvero quelle malattie che ormai hanno intaccato il fisico ma la cui natura è principalmente psichica.

Per esempio, una persona che ha disturbi al fegato è quasi certamente abituata a non esprimere la rabbia, così quest’emozione anziché esplodere ed essere buttata fuori dal corpo, implode e, dopo anni e anni di questo atteggiamento, è possibile che si inneschi una qualche forma di malattia. D’altra parte, non è di uso comune dire: ”mi sono mangiato il fegato dalla rabbia?”.

Questo, in sintesi, è il principio sul quale si basano le Tecniche Vibrazionali.

Per vibrazioni si intende il corpo emotivo, quella parte di noi che vibra ma non si vede, si percepisce però nell’aria. Se in una stanza entra una persona tesa la vibrazione cambia e si sentirà una sensazione di disagio, di cappa, appunto di tensione, magari questa persona è silenziosa ma l’aria si fa pesante; al contrario una persona serena e allegra è spesso trascinante e, tra l’altro, la risata, è ormai riconosciuto, è curativa.

Quindi curando le vibrazioni emotive e ristabilendo l’equilibrio, il fisico riacquista il suo benessere e, di conseguenza, ci si trova in uno stato di salute.

Ma le Tecniche Vibrazionali non sono solo legate specificamente allo stato di salute fisica della persona, bensì comprendono una serie di percorsi che intendono ristabilire l’ordine nella persona anche attraverso l’espressione creativa quali il disegno, la scultura, la danza, la musica, il canto e la drammatizzazione teatrale, che spesso avviene dopo aver eseguito la ricerca dei talenti. Percorso che in parte è fatto a livello individuale e in parte può essere fatto in gruppo.

Queste tecniche, come tutta la ricerca e l’attività di Bedi, si rifanno ai principi della Filosofia Acquariana. Dopo l’Era dei Pesci, durata circa 2000 anni e conclusa negli anni ‘70, ora noi viviamo nell’Era dell’Acquario. L’Era dei Pesci era caratterizzata dalla Fede, l’Era dell’Acquario è caratterizzata dalla Comprensione e dalla Conoscenza. Ed è proprio da queste caratteristiche, Comprensione e Conoscenza che nasceranno nel mondo nuovi equilibri di pace. Usare Comprensione e Conoscenza significa vivere se stessi, usare i propri talenti, la propria autoaffermazione, non sottomettersi a nessun tipo di potere. Secondo Bedi se ognuno di noi usasse Comprensione e Conoscenza ci sarebbe una vera rivoluzione nel mondo senza spargimento di sangue, poiché ogni individuo trasformato può aiutare l’evoluzione di altri individui e così via.
Per Bedi "l'Era dell'acquario sarà veramente un'Era non di sistemi ma di individui e l'individuo deve affermare se stesso vivendo le capacità e le qualità dell'anima."

Fanno parte delle tecniche vibrazionali di Baba Bedi:


- Principi della filosofia acquariana
- Tecnica vibrazionale (tecnica per capire le malattie psicosomatiche e per trasformare la personalità del paziente) (5 livelli)
- Vibrazioni a distanza
- Centri vibrazionali
- Interpretazione dei sogni (2 livelli)
- L’anima della danza
- L’anima della musica
- L’anima della forma (architettura psichica)
- L’anima della parola
- L’anima del colore (pittura psichica)
- Drammatizzazione (teatro psichico)
- Interpretazione dell’aura
- Oroscopo Psichico
- L’arte di contemplare (tecnica per penetrare il velo dell’invisibile)
- Equilibrio psicofisico
- Sviluppo della personalità attraverso il disegno (per bambini e adulti)
- Pietre preziose
- Erboristeria acquariana
- Liberazione di energie attraverso il Colore, i Pianeti, i Fiori
- Anatomia vibrazionale dell’Essere Umano (Coscienza, Mente, Inconscio, Istinto, Intelligenza ecc.)
- Visione esoterica delle malattie mentali
- Luce esoterica sulla sessualità
- Medianità
- Pedagogia acquariana evolutiva


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SIMPOSIO ACQUARIANO 2003
VIVERE LA FILOSOFIA ACQUARIANA

Da quando ho conosciuto Antonia e Baba, nel lontano 1982, la mia vita è cambiata.
All'inizio è stato un cambiamento lento, faticoso e difficile, anche perché i concetti che man mano io apprendevo tramite loro, uscivano completamente dagli schemi della mia vita abituale. Schemi che mi andavano stretti ma dai quali non sapevo come uscirne. Non sapevo proprio da che parte cominciare.
Il 1982 ha rappresentato l'inizio di questo percorso di Conoscenza e conseguente trasformazione del mio modo di essere.

La prima cosa che mi ha colpito dei principi della Filosofia Acquariana è la semplicità dei concetti e di come sono stati esposti. Ricordo che andavo alle lezioni o agli incontri individuali con Baba e tornavo a casa dicendomi sempre: “tutto qua?” A volte esponevo miei problemi che vedevo molto complicati e dai quali mi aspettavo lunghi dialoghi e spiegazioni, risolti con poche frasi. Questo mi sollevava il cuore, ma questo “tutto qua” in realtà lo sto elaborando ancora adesso. L'abitudine a complicarsi la vita nelle cose semplici è sempre in agguato.
Come si manifestano a me questi agguati? Moralismi, sensi di colpa, impronte che arrivano dall'infanzia, radici da vite precedenti, forza negativa che attacca in ogni modo per impedire di progredire.

L'aiuto più grande che ho avuto da quando ho conosciuto la Filosofia Acquariana, è stato proprio nello smantellare questi moralismi e i sensi di colpa, scoprire le radici che impediscono di evolvere, lasciare cadere la freccia della forza negativa.

Quali sono i principi della Filosofia Acquariana che hanno agito più concretamente nel trasformare la mia vita, aiutandomi ad uscire dai vecchi schemi?

Ad esempio la nuova base dell'organizzazione della società che non deve più essere fondata sul potere ma sulla cooperazione degli individui. Come? Con la trasformazione dell'individuo anziché della società. L'individuo che attraverso la comprensione deve trasformare se stesso, cosi ogni se stesso trasformato cambierà la società. Ma la cosa nuova per me è che non dobbiamo fare nulla per cercare di trasformare l'individuo perché è l'individuo che deve trasformare se stesso.
Questo concetto ha rivoluzionato il mio modo di pensare. All'epoca ero piuttosto politicizzata e credevo che l'ideologia politica potesse cambiare l'individuo attraverso la trasformazione sociale. Esattamente l'opposto, esattamente quello che Baba Bedi chiamava “modo vecchio di pensare”.
Questo nuovo modo di pensare mi ha convinta e ha comportato come conseguenza la mia prima grande trasformazione che si è espressa principalmente col puntare il dito su di me anziché sugli altri. E ancora oggi mi chiedo, mi vedo e mi rivedo: è lecito convincere una persona a voler cambiare in qualche cosa? Non può essere anche questa una forma di violenza o di esercizio del proprio potere sugli altri?

Altri due concetti che ho trovato innovativi e insieme straordinari sono che nella Filosofia Acquariana ritrovo definiti come “doveri”:
1) vivere in uno stato di benessere, che si ha quando una persona realizza i suoi obiettivi;
2) sentimento di benessere sociale che si ottiene non facendo del male coscientemente.

Non avevo mai pensato che vivere in uno stato di benessere possa essere vissuto come un dovere. Mi chiedevo come fare, ma ancora una volta è arrivata una risposta semplice e precisa che ritroviamo nel vivere secondo la “Coscienza etica”.
Anche qui le definizioni sono semplici, eppure per me questo è stato un tormento per anni: come fare a distinguere e riconoscere il confine e il limite entro cui le mie scelte non creano forza negativa? Ora credo di aver compreso ma ammetto che nel lato pratico non sempre mi è ancora facile agire di conseguenza.

Per arrivare a questo ho dovuto lavorare molto sulla mia autoaffermazione. E il concetto di autoaffermazione è stata l'ennesima scoperta del vivere la Filosofia Acquariana.
Quando nella conferenza sulle basi della Filosofia Acquariana sono emersi i concetti di autoaffermazione e di sfida alle autorità mi si è aperto il cuore.
La sfida all'autorità è sempre stata un po’ nel mio carattere e mi è sempre stata colpevolizzata dalla famiglia e anche nell'ambiente di lavoro: scoprire che è un mio diritto e stata una vera liberazione.
Trovo infine splendido il concetto secondo cui il diritto di autoaffermazione si manifesta come diritto sociale di uguaglianza.
Anche qui nel lavoro speculare, inizio prima scoprendo e vivendo la mia autoaffermazione.

Come è possibile vivere la propria autoaffermazione se non si è consapevoli del proprio se?

Anche qui ho trovato le risposte proprio nelle definizioni di ego e di se.
Nella conferenza “La nobiltà dell'egoismo”, l'ego era definito semplicemente come ‘le capacità che appartengono al corpo umano, le capacità nella loro totalità’ e definiva il se come ‘il quantum di ogni capacità che ci appartiene come individui’.
Ci è stato spiegato che questa differenziazione tra ego e se è fondamentale per comprendere l'ego. Quindi l'ego come la totalità delle nostre capacità come concetto oggettivo e il sé come quantum che appartiene a ogni singolo individuo, quindi un concetto soggettivo.
Anche qui nella semplicità delle definizioni il mio cuore si è allargato e tranquillizzato. Quindi anche l'ego così vessato in tutte le tradizioni religiose e oggetto di moralismi in tutte le discipline umane, ha trovato il suo posto, la sua collocazione. E non è come qualcosa da negare, ma anzi da riconoscere per vivere le capacità secondo il nostro sé.

Se ho dovuto lavorare, studiare e faticare per anni per dare un giusto riconoscimento al mio ego, attraverso la conoscenza del se e al diritto di autoaffermazione perché adesso dovrei liberarmene?

Quindi mi chiedo: da cosa mi devo liberare? Dal vivere le mie capacità e riconoscerle? Dal coraggio acquisito così faticosamente di autoaffermarmi?

Per ora sono a questa conclusione, questo è il momento che sto vivendo… sto riconoscendo e riconoscendomi, non è ancora giunto il momento di liberarmi di un qualcosa che ancora stò conoscendo… più avanti… chissà…!

Cinzia Ruffinengo